MARIA MEROLA - MEDIATORE FELINO
Passione e Professionalità al Servizio del Benessere dei vostri pet

Cat Secretary: il cozy game con un gatto contro IA, robot e capitalismo aziendale
Affidare il destino dell’umanità a un gatto potrebbe sembrare una scelta irresponsabile soltanto a chi non ha mai vissuto con un gatto. Personalmente, dopo anni trascorsi a osservare felini aprire porte che ritenevo chiuse, ottenere cibo attraverso strategie psicologiche degne di Death Note e interrompere una videoconferenza esattamente durante la frase più importante, trovo perfettamente plausibile che l’ultima linea di difesa contro l’automazione selvaggia sia rappresentata da quattro zampe, una coda e una certa predisposizione naturale alla disobbedienza. Su questa meravigliosa premessa si costruisce Cat Secretary, avventura narrativa cozy sviluppata e pubblicata da Good Story Guild, attesa su PC tramite Steam il 4 novembre 2026, con una demo già disponibile e la possibilità annunciata di trasferire i propri progressi nella versione completa. Un gioco apparentemente tenerissimo che, dietro baffi, caffè e arredamento da reception, decide però di infilare gli artigli dentro uno dei nervi più scoperti del nostro presente: il rapporto tra lavoro, crescita aziendale, automazione e intelligenza artificiale. Perché un gatto dovrebbe lavorare in una megacorporazione? La domanda corretta, forse, sarebbe perché un gatto dovrebbe lavorare überhaupt, considerando che l’intera specie sembra avere compreso con diversi millenni di anticipo il concetto di reddito universale finanziato dagli esseri umani. Il

Ylem’s Cat, un solo battito per due: la ragazza e il gatto che vogliono sopravvivere alla fine del mondo
Affidare la propria sopravvivenza a un gatto sembra una decisione discutibile, soprattutto considerando quanto seriamente i felini prendano il diritto di ignorarti. Affidargli anche il proprio battito cardiaco, però, trasforma quella convivenza complicata in una premessa capace di conquistarmi prima ancora di capire come si impugna un’arma. Ylem’s Cat parte da questa intimità stranissima: una ragazza, Molly, e una creatura dall’aspetto felino chiamata Mio si ritrovano legate fisicamente, mentre attorno a loro un pianeta sta morendo. Molly cerca sua madre, scomparsa; lungo il cammino la attendono rovine, giganti e domande che sembrano allargarsi a ogni scoperta. L’action-adventure di Diamond Cat Studio mette così insieme una ricerca familiare e un mistero fantascientifico, scegliendo come punto di contatto qualcosa di minuscolo rispetto alla scala del disastro: imparare a fidarsi di un altro essere. Mio entra nella vita della protagonista salvandola dopo una catastrofe, e riceve il proprio nome dal verso che emette. Un dettaglio tenero, quasi domestico, incastrato dentro una situazione che di domestico ha ben poco. Può cambiare forma, possiede abitudini e umori propri, e il legame che lo unisce a Molly lascia aperta una questione bellissima: quanto conosciamo davvero qualcuno da cui dipendiamo? La presentazione ufficiale insiste sul fatto che
Gatti in Grecia: dall’antichità alle colonie feline delle isole
Basta osservare una fotografia scattata oggi a Syros, Santorini o in un vicolo di Atene per convincersi che il gatto abbia stipulato con la Grecia una sorta di patto millenario: lui occupa il muretto più fotogenico, possibilmente davanti al mare, e noi esseri umani ci limitiamo ad accettare che quella porzione di paesaggio gli appartenga. Da amante dei gatti, davanti a certe immagini perdo qualsiasi pretesa di distacco professionale, anche perché hanno quella capacità tipicamente felina di trasformare una rovina archeologica, una taverna o una scalinata imbiancata a calce nel proprio personale set cinematografico. Eppure l’idea che i gatti siano da sempre parte integrante della Grecia è una di quelle convinzioni perfette per Instagram e decisamente meno comode per chi prova a guardare le fonti. Nell’antica Grecia il rapporto con il felino domestico era molto più ambiguo, raro e affascinante di quanto suggerisca la Grecia contemporanea invasa da baffi e code, tanto che ricostruirlo significa attraversare commercio mediterraneo, iconografia, religione comparata e persino qualche piccolo equivoco linguistico tramandato per secoli. Il primo dettaglio da mettere a fuoco riguarda proprio l’immagine del gatto domestico seduto accanto al focolare di una casa ateniese, perché difficilmente sarebbe stata la scena abituale che immaginiamo
GATTI, il gioco di ruolo horror italiano dove i felini proteggono gli umani dall’invisibile
Chiunque abbia condiviso casa con un gatto conosce quella scena fin troppo bene. Sono le due di notte, la luce del corridoio è spenta, voi state cercando di convincervi che domani riuscirete comunque a essere esseri umani produttivi e il vostro felino, fino a cinque secondi prima serenamente acciambellato sul divano, solleva la testa e comincia a fissare un angolo completamente vuoto della stanza. Non guarda verso qualcosa. Guarda qualcosa. Le pupille si allargano, le orecchie cambiano posizione, magari arriva persino quel piccolo movimento nervoso della coda che ogni gattaro impara presto a interpretare come un messaggio poco rassicurante. A quel punto esistono due categorie di persone: quelle che ridono e tornano a dormire e quelle che, dopo aver visto abbastanza horror giapponesi, letto storie di fantasmi e attraversato decenni di cultura fantastica, preferiscono non approfondire. GATTI, gioco di ruolo fantastico creato da Qwein e recentemente aggiornato alla versione 1.2 del 14 agosto 2026, parte precisamente da questa inquietudine domestica, trasformandola in una premessa narrativa tanto semplice quanto irresistibile: se i gatti non stessero fissando il nulla? Se percepissero davvero qualcosa che noi esseri umani non siamo più capaci di vedere? Il regolamento, prodotto in Italia e accompagnato dalle illustrazioni
Warrior Cats: Clans of the Forest, il primo videogioco ufficiale trasforma la saga in un RPG
Per una generazione cresciuta saltando senza alcun senso di colpa da Pokémon alle fanfiction, dagli AMV su YouTube alle interminabili discussioni sulle lore più assurde scovate online, Warrior Cats rappresenta uno di quei fenomeni difficili da spiegare guardando soltanto i numeri, anche se i numeri sono già abbastanza impressionanti: oltre vent’anni di storie, più di cento libri, personaggi che per alcuni lettori sono diventati familiari quasi quanto protagonisti di manga e serie animate, Clan con tradizioni, rivalità e codici morali capaci di generare discussioni da fandom degne delle casate di Game of Thrones. Per anni abbiamo seguito questi gatti selvatici attraverso pagine, mappe, artwork, community, merchandise e teorie costruite con quella dedizione meravigliosamente esagerata che soltanto Internet sa regalare. Adesso quella foresta sta per diventare un luogo nel quale entrare davvero, almeno digitalmente: è stato annunciato Warrior Cats: Clans of the Forest, primo videogioco ufficiale dedicato alla saga, un RPG sviluppato da Trailmark Games in collaborazione con Coolabi che promette di trasformare uno degli universi letterari più amati dal pubblico young adult in qualcosa che i fan desideravano praticamente da sempre, ovvero un mondo nel quale creare il proprio gatto guerriero e provare finalmente a vivere secondo le regole dei
Cat Me If You Can: gatti nascosti, viaggi nel tempo e fotografie che restituiscono colore al mondo
Una macchina fotografica istantanea, interi mondi disegnati in bianco e nero e centinaia di gatti convinti di essere maestri assoluti della mimetizzazione: Cat Me If You Can parte da un’idea talmente semplice da sembrare quasi inevitabile, soprattutto a chiunque abbia passato almeno mezz’ora della propria vita a cercare un felino scomparso dentro casa, salvo poi scoprirlo perfettamente immobile sopra una mensola, dietro una tenda o nella scatola che avevamo controllato tre volte. Cosmic Stag Games ha trasformato quella familiarissima sensazione di essere osservati da due occhi invisibili in un’avventura cozy fatta di esplorazione, fotografia e piccoli enigmi, annunciando l’arrivo del gioco su Steam per l’8 settembre, mentre le versioni Nintendo Switch e Xbox Series X|S seguiranno a fine 2026. Il nuovo trailer mostra un’esperienza che sembra voler rallentare deliberatamente il nostro modo di giocare, chiedendoci di mettere da parte mappe affollate di indicatori, missioni urgenti e timer ansiogeni per tornare a osservare davvero ciò che abbiamo davanti. Gli scenari tridimensionali di Cat Me If You Can ricordano pagine di un fumetto ancora in attesa del colore, ambienti costruiti a mano che mescolano prospettive teatrali, tratto da graphic novel e suggestioni manga, con edifici, oggetti e paesaggi pronti a confondere lo

Il gatto sa di Joshua Held: il manuale felino per umani domestici
Guardarlo dormire mentre il resto della casa corre dietro a scadenze, bollette, notifiche, riunioni, appuntamenti e piccole catastrofi quotidiane provoca sempre una strana sensazione, a metà tra la tenerezza e una forma neppure troppo segreta di invidia. Il gatto riposa con l’assoluta convinzione che nulla di davvero importante possa accadere senza il suo consenso, occupa il centro del divano come un sovrano decadente che non ha mai smesso di considerarsi tale, apre un occhio soltanto per verificare che il mondo continui a girare secondo i suoi ritmi e poi torna a dormire, lasciando noi umani a interrogarci sul senso della produttività, dell’ansia da prestazione e di quella grottesca abitudine che abbiamo di riempire ogni minuto disponibile. Possiamo fingere di essere i proprietari di casa, quelli che acquistano il cibo, puliscono la lettiera, pagano il riscaldamento e scelgono l’arredamento, ma basta convivere con un felino per comprendere in fretta quanto questa narrazione sia fragile. L’appartamento è suo. Il letto è suo. Le scatole appena arrivate sono sue. Il computer sul quale stiamo lavorando è suo, soprattutto nel momento esatto in cui avremmo davvero bisogno di usarlo. Anche noi, a ben vedere, siamo suoi, umani domestici addestrati con sorprendente precisione attraverso miagolii

CatchCat: il gioco Android che trasforma i gatti reali in collezionabili AI
Internet ha costruito interi imperi sopra due ossessioni collettive che sembravano destinate a non fondersi mai davvero: i gatti e il collezionismo digitale. Da una parte abbiamo il felino domestico, divinità pigra del web, sovrano assoluto dei feed da prima ancora che TikTok decidesse il ritmo del pianeta; dall’altra abbiamo quella fame da completisti che ci accompagna da Pokémon Rosso e Blu, dalle bustine di Yu-Gi-Oh! scambiate male durante l’intervallo, dai Tamagotchi lasciati morire durante l’ora di matematica, dai giochi mobile capaci di farci deviare strada solo perché “magari lì spawnava qualcosa”. CatchCat prende tutto questo, lo compatta dentro uno smartphone Android e tira fuori una delle idee più assurde, immediate e pericolosamente irresistibili di questo 2026 digitale: fotografare gatti reali, riconoscerli tramite intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo e trasformarli in figurine 3D da collezionare, far crescere, mostrare agli amici e, molto presto, mandare pure in battaglia. La prima reazione, ammettiamolo, è quella tipica da chat di gruppo alle due di notte: sembra una stupidaggine geniale. Poi inizi a pensarci cinque secondi in più e capisci perché CatchCat stia facendo rumore. Il gioco, sviluppato dal tedesco Sebastian Seidel, conosciuto online anche come NineToFiveDude, è arrivato su Android nel giugno 2026

Alley Cats: la nuova serie animata di Ricky Gervais porta su Netflix i gatti più irriverenti del 2026
Confesso una cosa: basta mostrarmi un gatto animato con un carattere impossibile e la mia attenzione è praticamente garantita. Se poi quel gatto vive per strada, ha un linguaggio da scaricatore di porto e passa il tempo a filosofeggiare sull’assurdità dell’esistenza umana mentre cerca qualcosa da mangiare tra i vicoli di una città britannica, allora diventa impossibile ignorarlo. È esattamente la sensazione che mi ha lasciato il primo trailer di Alley Cats, la nuova serie animata per adulti ideata, scritta, diretta e interpretata da Ricky Gervais, pronta ad arrivare su Netflix il 7 agosto 2026. Per chi mastica cultura pop da anni, il nome di Gervais basta da solo a evocare un preciso tipo di comicità. Tagliente, cinica, spesso scomoda, ma quasi sempre accompagnata da una sorprendente componente emotiva che emerge proprio nei momenti più inaspettati. Lo abbiamo visto con la versione originale di The Office, con Extras, con Derek e soprattutto con After Life, probabilmente uno dei progetti più maturi e personali della sua carriera. Adesso quella stessa sensibilità sembra essersi trasferita in un gruppo di felini randagi che osservano il mondo dall’asfalto sporco delle città inglesi. L’idea potrebbe sembrare assurda a una prima lettura, ma proprio qui sta
