MARIA MEROLA - MEDIATORE FELINO

Passione e Professionalità al Servizio del Benessere dei vostri pet

Sono Maria Merola, esperta in comportamento felino: ti aiuto a migliorare il rapporto con il tuo gatto attraverso soluzioni personalizzate, per una casa serena e in equilibrio.

The Cat and the Dragon: la seconda stagione confermata per il 2027

Un drago gigantesco capace di volare e sputare fuoco, allevato da una mamma gatta e considerato dalla propria famiglia felina semplicemente una specie di gatto un po’ strano. Già questa premessa basterebbe a conquistare quella parte del cervello nerd che continua a reagire benissimo davanti alle combinazioni narrative improbabili, ma The Cat and the Dragon, conosciuto in Giappone come Neko to Ryū, ha dimostrato durante la sua prima stagione di avere qualcosa di più interessante della semplice tenerezza da fantasy con animali. Subito dopo il finale trasmesso in Giappone il 19 settembre 2026 è arrivata infatti la conferma che l’anime tornerà con una seconda stagione nel 2027, già ufficialmente in produzione e destinata nuovamente allo streaming su Crunchyroll. Una notizia che sembra perfettamente coerente con una serie capace di trasformare gatti, magia e draghi in una piccola riflessione sull’idea di famiglia, appartenenza e persino sulla diffidenza verso ciò che percepiamo come diverso. Quando uscirà The Cat and the Dragon 2? Per ora la risposta più precisa possibile è 2027. L’annuncio ufficiale non ha ancora indicato un mese, una stagione televisiva giapponese o una data di debutto, quindi ogni finestra più dettagliata sarebbe soltanto speculazione. Crunchyroll ha però già confermato che

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Leopardus tilcayo, scoperta in Bolivia una nuova specie di gatto selvatico dopo oltre 100 anni

Psss-psss. Sì, lo so: davanti alla fotografia di un felino grande più o meno quanto un gatto domestico, con le orecchie tonde, lo sguardo serissimo e il mantello maculato da piccolo boss segreto della foresta, il primo istinto sarebbe allungare una mano verso lo schermo. Meglio resistere. Il protagonista di questa storia si chiama Leopardus tilcayo, vive nelle foreste montane degli Yungas boliviani e nel settembre 2026 è entrato ufficialmente nella tassonomia scientifica come nuova specie di felino vivente, la prima descritta formalmente da oltre un secolo. Una precisazione, però, cambia completamente il senso della vicenda: nessuno ha appena trovato un “gatto misterioso” sbucato da una mappa ancora inesplorata. Le comunità locali lo conoscevano già, gli scienziati avevano davanti animali e campioni attribuiti ad altre specie e la vera scoperta è avvenuta dentro il DNA. È davvero stato scoperto un nuovo felino dopo più di cento anni? La formula funziona benissimo nei titoli, quasi come l’annuncio di una nuova creatura sbloccata in un videogioco, ma raccontata correttamente la storia diventa persino più affascinante. Leopardus tilcayo non era sconosciuto alle persone che abitano gli Yungas: “tilcayo” è infatti il nome tradizionalmente utilizzato localmente per indicare questo piccolo felino. Quello che mancava

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FiliKami e Giuliette: gli amigurumi di Syria diventano una piccola battaglia d’amore

Un filo, un uncinetto, ore di lavoro paziente e quella particolare forma di magia artigianale che noi nerd conosciamo molto bene: prendere qualcosa che inizialmente non ha ancora una forma e trasformarlo, punto dopo punto, in un personaggio capace di evocare un anime, un videogioco, un ricordo. FiliKami nasce dall’immaginario creativo di Syria Capozzella e dalla sua passione per gli amigurumi, quelle piccole creature lavorate all’uncinetto che dalla cultura giapponese hanno conquistato collezionisti e appassionati in mezzo mondo, ma oggi raccontarlo soltanto come un progetto handmade sarebbe quasi ingiusto. Dietro quelle bambole, i personaggi commissionati, i fili colorati e le minuscole geometrie dell’uncinetto si è aperta infatti una storia molto più personale, dolorosa e tremendamente reale. Una storia che ha un nome, Giuliette, e quattro zampe. Chi mi conosce sa quanto mi affascini osservare il momento in cui la creatività smette di essere soltanto estetica e diventa relazione, esperienza, persino strumento per affrontare ciò che la vita ci mette davanti senza alcun preavviso. L’ho visto accadere infinite volte nella cultura cosplay, dove una stoffa diventa identità, negli eventi dove un pezzo di scenografia riesce a generare ricordi condivisi, nell’artigianato nerd che trasforma personaggi immaginari in oggetti ai quali finiamo per

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Under Mythos: il JRPG dark fantasy per Nintendo Switch tra cozy game e orrore cosmico

Un gatto smarrito cerca sua madre, finisce in un altro mondo e trova lavoro in una locanda termale frequentata da creature decisamente poco terrestri. Potrebbe tranquillamente essere l’inizio del prossimo cozy game destinato a monopolizzare TikTok tra fanart, peluche e video rilassanti con musica lo-fi. Poi qualcuno apre una porta, scende in profondità e la realtà comincia a deformarsi secondo logiche che sembrano uscite da un incubo lovecraftiano. Benvenuti in Under Mythos, uno di quei videogiochi che riescono a farsi notare ancora prima di mostrarci davvero cosa saranno, soprattutto perché mettono nello stesso calderone due sensazioni apparentemente incompatibili: il desiderio di tornare a casa e la paura di scoprire cosa esiste appena oltre il luogo che consideriamo sicuro. Il progetto è il debutto di KADATH, nuovo studio fondato dal produttore giapponese Yoichi Miyaji, nome che per chi ama i JRPG significa immediatamente Lunar e Grandia, ed è attualmente previsto per il 2028 su Nintendo Switch e PC tramite Steam. La cosa che mi incuriosisce di più non è però il curriculum, per quanto faccia davvero impressione. Under Mythos sembra costruito attorno a una specie di elastico emotivo. Durante i momenti più tranquilli dovremo occuparci di una locanda termale sperduta in

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Cat Secretary: il cozy game con un gatto contro IA, robot e capitalismo aziendale

Affidare il destino dell’umanità a un gatto potrebbe sembrare una scelta irresponsabile soltanto a chi non ha mai vissuto con un gatto. Personalmente, dopo anni trascorsi a osservare felini aprire porte che ritenevo chiuse, ottenere cibo attraverso strategie psicologiche degne di Death Note e interrompere una videoconferenza esattamente durante la frase più importante, trovo perfettamente plausibile che l’ultima linea di difesa contro l’automazione selvaggia sia rappresentata da quattro zampe, una coda e una certa predisposizione naturale alla disobbedienza. Su questa meravigliosa premessa si costruisce Cat Secretary, avventura narrativa cozy sviluppata e pubblicata da Good Story Guild, attesa su PC tramite Steam il 4 novembre 2026, con una demo già disponibile e la possibilità annunciata di trasferire i propri progressi nella versione completa. Un gioco apparentemente tenerissimo che, dietro baffi, caffè e arredamento da reception, decide però di infilare gli artigli dentro uno dei nervi più scoperti del nostro presente: il rapporto tra lavoro, crescita aziendale, automazione e intelligenza artificiale. Perché un gatto dovrebbe lavorare in una megacorporazione? La domanda corretta, forse, sarebbe perché un gatto dovrebbe lavorare überhaupt, considerando che l’intera specie sembra avere compreso con diversi millenni di anticipo il concetto di reddito universale finanziato dagli esseri umani. Il

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Ylem’s Cat, un solo battito per due: la ragazza e il gatto che vogliono sopravvivere alla fine del mondo

Affidare la propria sopravvivenza a un gatto sembra una decisione discutibile, soprattutto considerando quanto seriamente i felini prendano il diritto di ignorarti. Affidargli anche il proprio battito cardiaco, però, trasforma quella convivenza complicata in una premessa capace di conquistarmi prima ancora di capire come si impugna un’arma. Ylem’s Cat parte da questa intimità stranissima: una ragazza, Molly, e una creatura dall’aspetto felino chiamata Mio si ritrovano legate fisicamente, mentre attorno a loro un pianeta sta morendo. Molly cerca sua madre, scomparsa; lungo il cammino la attendono rovine, giganti e domande che sembrano allargarsi a ogni scoperta. L’action-adventure di Diamond Cat Studio mette così insieme una ricerca familiare e un mistero fantascientifico, scegliendo come punto di contatto qualcosa di minuscolo rispetto alla scala del disastro: imparare a fidarsi di un altro essere. Mio entra nella vita della protagonista salvandola dopo una catastrofe, e riceve il proprio nome dal verso che emette. Un dettaglio tenero, quasi domestico, incastrato dentro una situazione che di domestico ha ben poco. Può cambiare forma, possiede abitudini e umori propri, e il legame che lo unisce a Molly lascia aperta una questione bellissima: quanto conosciamo davvero qualcuno da cui dipendiamo? La presentazione ufficiale insiste sul fatto che

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Gatti in Grecia: dall’antichità alle colonie feline delle isole

Basta osservare una fotografia scattata oggi a Syros, Santorini o in un vicolo di Atene per convincersi che il gatto abbia stipulato con la Grecia una sorta di patto millenario: lui occupa il muretto più fotogenico, possibilmente davanti al mare, e noi esseri umani ci limitiamo ad accettare che quella porzione di paesaggio gli appartenga. Da amante dei gatti, davanti a certe immagini perdo qualsiasi pretesa di distacco professionale, anche perché hanno quella capacità tipicamente felina di trasformare una rovina archeologica, una taverna o una scalinata imbiancata a calce nel proprio personale set cinematografico. Eppure l’idea che i gatti siano da sempre parte integrante della Grecia è una di quelle convinzioni perfette per Instagram e decisamente meno comode per chi prova a guardare le fonti. Nell’antica Grecia il rapporto con il felino domestico era molto più ambiguo, raro e affascinante di quanto suggerisca la Grecia contemporanea invasa da baffi e code, tanto che ricostruirlo significa attraversare commercio mediterraneo, iconografia, religione comparata e persino qualche piccolo equivoco linguistico tramandato per secoli. Il primo dettaglio da mettere a fuoco riguarda proprio l’immagine del gatto domestico seduto accanto al focolare di una casa ateniese, perché difficilmente sarebbe stata la scena abituale che immaginiamo

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GATTI, il gioco di ruolo horror italiano dove i felini proteggono gli umani dall’invisibile

Chiunque abbia condiviso casa con un gatto conosce quella scena fin troppo bene. Sono le due di notte, la luce del corridoio è spenta, voi state cercando di convincervi che domani riuscirete comunque a essere esseri umani produttivi e il vostro felino, fino a cinque secondi prima serenamente acciambellato sul divano, solleva la testa e comincia a fissare un angolo completamente vuoto della stanza. Non guarda verso qualcosa. Guarda qualcosa. Le pupille si allargano, le orecchie cambiano posizione, magari arriva persino quel piccolo movimento nervoso della coda che ogni gattaro impara presto a interpretare come un messaggio poco rassicurante. A quel punto esistono due categorie di persone: quelle che ridono e tornano a dormire e quelle che, dopo aver visto abbastanza horror giapponesi, letto storie di fantasmi e attraversato decenni di cultura fantastica, preferiscono non approfondire. GATTI, gioco di ruolo fantastico creato da Qwein e recentemente aggiornato alla versione 1.2 del 14 agosto 2026, parte precisamente da questa inquietudine domestica, trasformandola in una premessa narrativa tanto semplice quanto irresistibile: se i gatti non stessero fissando il nulla? Se percepissero davvero qualcosa che noi esseri umani non siamo più capaci di vedere? Il regolamento, prodotto in Italia e accompagnato dalle illustrazioni

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Warrior Cats: Clans of the Forest, il primo videogioco ufficiale trasforma la saga in un RPG

Per una generazione cresciuta saltando senza alcun senso di colpa da Pokémon alle fanfiction, dagli AMV su YouTube alle interminabili discussioni sulle lore più assurde scovate online, Warrior Cats rappresenta uno di quei fenomeni difficili da spiegare guardando soltanto i numeri, anche se i numeri sono già abbastanza impressionanti: oltre vent’anni di storie, più di cento libri, personaggi che per alcuni lettori sono diventati familiari quasi quanto protagonisti di manga e serie animate, Clan con tradizioni, rivalità e codici morali capaci di generare discussioni da fandom degne delle casate di Game of Thrones. Per anni abbiamo seguito questi gatti selvatici attraverso pagine, mappe, artwork, community, merchandise e teorie costruite con quella dedizione meravigliosamente esagerata che soltanto Internet sa regalare. Adesso quella foresta sta per diventare un luogo nel quale entrare davvero, almeno digitalmente: è stato annunciato Warrior Cats: Clans of the Forest, primo videogioco ufficiale dedicato alla saga, un RPG sviluppato da Trailmark Games in collaborazione con Coolabi che promette di trasformare uno degli universi letterari più amati dal pubblico young adult in qualcosa che i fan desideravano praticamente da sempre, ovvero un mondo nel quale creare il proprio gatto guerriero e provare finalmente a vivere secondo le regole dei

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